mercoledì 6 ottobre 2010

Diversamente Responsabili

Negli Stati Uniti dopo poco tempo che sei nato, quando ti alzi e cominci ad esplorare il mondo cominciano a succedere cose strane per noi italiani.

Nessuno ti da la mano per attraversare la strada, ti invitano ad andare seguendoti discretamente da dietro (“impara a farlo da solo”)

Nessuno ti dirà quando mangiare e quanto: da solo devi subito cominciare a regolarti, mangerai quando hai fame o voglia, ma ti arrangerai parecchio da solo.

Nessuno ti chiederà mai “hai freddo?” e nessuno ti ordinerà di mettere maglie e golfini “che poi prendi freddo e ti viene il raffreddore”. Quando piove ti bagnerai e quando esci dalla piscina, dal mare, dal lago, dalla fontana pubblica fatta apposta per bagnarti (ne sono pieni i parchi), nessuno ti darà un accappatoio. Se serve devi arrangiarti.

Crescendo imparerai che le cose non si rompono MAI da sole (vedi post precedenti), qualsiasi cosa si rompa, qualcuno l'ha rotta.

Poi comincerai ad andare a scuola. Qui ti dovrai organizzare da solo (già alle elementari). Ti faranno continuamente i complimenti per quello che hai imparato, soprattutto prima e dopo averti fatto notare dove hai sbagliato.

Piano piano imparerai che nessuno ti deve dire le cose, tu le devi sapere. Nessuno ti deve informare, tu ti devi documentare, nessuno ti deve avvisare, tu sei l'unico responsabile di quello che fai.

Piano piano imparerai che a fare quello che “scusi io non ho capito”, oppure “io non lo sapevo” si può anche finire in galera se non è vero (e a volte anche se è vero).

Crescendo ancora, sarai libero, tutto sommato, anche di andartene di casa e vivere per strada se lo scegli, ma sarà difficile sostenere poi che è colpa della società, della famiglia, o di chiunque altro. Sarai libero di essere etero, omo, bi sessuale o qualsiasi altra cosa tu voglia.

Insomma alla fine, probabilmente sarai un perfetto americano, molto responsabile e lavoratore, molto preoccupato per il futuro, seguirai tutte le regole e dirai quasi sempre la verità. Perseguirai liberamente e pervicacemente i tuoi sogni, ma sempre rigorosamente da solo. Oltretutto la tua famiglia sarà lontana, molto lontana.

É facile che sarai un po' stressato e ogni tanto sognerai di abbandonare tutto e andare da qualche altre parte del mondo (magari in Italia). Dimenticavo probabilmente sarai piuttosto in carne se non obeso e berrai tante ma proprio tante bibite gassate ma correrai continuamente in tutti tuoi bellissimi parchi.

Forse voterai conservatore, forse progressista ma le differenze saranno poche. Alla fine quando cambierà qualcosa sarà sempre a partire da questioni economiche.

In Italia, dopo un po' che sei nato anche qui incominci a esplorare il mondo, e allo stesso modo succedono cose che suonano strane per gli americani.

C'è un sacco di gente che ti porta, ti prende per mano, ti copre e ti scopre, ti dà da mangiare e se non mangi non è mai perchè non hai fame.

Poi cominci a crescere ma c'è sempre qualcuno che veglia su di te, ti accompagna, ti cura, ti solleva e dopo un po' ti scusa anche di fronte al mondo per le piccole marachelle che combini (come i bambini di tutto il mondo). “capirà è solo un bambino!”. D'altra parte in Italia la lingua ti aiuta e imparerai subito che ci sono un sacco di cose che “accadono” così quasi per magia: “io? Nooooo, da solo, si è rotto da solo! Poi, molto presto imparai a frignare “uheee, maaaaaaaa! Io voglio quellooooooooo! E la mamma te lo darà

Quando comincerai a mangiare insieme agli altri capirai anche che ci sono regole molto complesse e difficili per cui: si mangia sempre alla stessa ora (fame o non fame), si sta a tavola finchè gli adulti lo decidono (anche se ti sei un po' stufo di mangiare e sentirli lamentare di calcio, donne e politica). C'è l'antipasto, un primo, il secondo, il contorno, il dolce il caffè e l'ammazzacaffè. Se invece hai voglia di farli arrabbiare o solamente vuoi attirare l'attenzione basta dire che non vuoi mangiare e allora via di “bastimenti, aerei che volano, all'inizio, poi urli e schiaffoni se continui.

É molto riposante crescere in Italia, c'è sempre qualcuno che ti da la mano, ti accompagna se piove e anche se c'è il sole, ti porta la cartella, ti scarrozza tutto il giorno in tutte le attività che devi fare. Ti prepara tutto, dalla merenda, alla borsa per lo sport, allo strumento... perchè tu sarai sempre più sbadato e tenderai a dimenticare sempre tutto. Quando comincierai a lavorare ti chiederai per tutto la vita “ma chi me lo ha fatto fare!”

Poi comincerai ad andare a scuola, sempre accompagnato e rassicurato, anzi ti faranno anche un programma di inserimento graduale, non sia mai che il distacco dal tuo nido dovesse essere foriero di traumi da psicoanalista quando sarai grande. A scuola poi avrai un orario preciso e pianificato scientificamente per annoiarti tutta la mattina. Per andare in bagno dovrai fare in modo che ti scappi proprio al momento giusto per non rischiare che l'insegnante ti dica che non ci puoi andare. Quando andrete fuori per una gita potrai fare tutto ma proprio tutto quello che ti viene in mente, tanto la responsabilità sarà sempre dell'insegnante, anche se ormai sei alto un metro e 70.

Così comincerai a fare combutta con i tuoi compagni per fregare furbescamente gli insegnanti e fare tutto quello che a scuola è proibito. Giocare a pallone comincerà ad essere la tua aspirazione se sei maschietto, fare la velina in Tv se sei una femminuccia. In ogni caso di lavorare o peggio realizzare sogni non si parla.

Imparerai anche che i più ruffiani se la cavano meglio, che ogni tanto fare il tonto conviene e che i furbi spesso vivono meglio che gli onesti.

Alla fine anche tu sarai un perfetto italiano, scansa-responsabilità, probabilmente furbo con il culto della buona cucina e della tavola imbandita. In qualche caso sarai un artista o un creativo, allora sarai veramente geniale e pieno di idee. Tutto il mondo invidierà il tuo “dolcefarnulla” ma tu ti lamenterai, sempre, tutti i giorni, di tutto quanto, perchè “governo ladro, oggi piove-non-c'è più la mezzastagione e nonsipuòpiù andare avanti così”. Ma tanto andrai avanti lo stesso.

Sarai meno obeso del tuo compare americano e per questo il tuo sport preferito sarà “parlare di calcio”. Se sei un uomo sarai mammone e se sei una donna invece sarai una perfetta manager cresci mammoni

Politicamente avrai a disposizione una scelta infinita di partiti che parlano di aria fritta così che tu possa continuare a lamentarti senza rompere troppo le scatole.

sabato 2 ottobre 2010

Cambiamento, crescita, trasformazione




Un tema affascinante, un'argomentazione ineccepibile di Humberto Maturana (www.matriztica.cl)
traduzione "al volo" di Riccardo Pieri


Vivimos un presente cultural en el que hablamos de crecimiento como si este fuese un valor deseable en sí. ¡Crecer … crecer! ¿Es eso lo que queremos? ¿Queremos que nuestros niños crezcan de manera indefinida? ¿Queremos que la ciudades crezcan de manera Indefinida? ¿Queremos que la población crezca de manera indefina? Existen las palabras monstruo y monstruosidad que hacen referencia a que algo tiene una forma fuera de toda armonía, lo que puede ocurrir por un crecimiento que va más allá de lo que lo hace coherente con la naturaleza de su ser o que distorsiona su forma de modo que su sentido operacional-relacional se pierde. Muchos economistas y políticos hablan de crecimiento como si el crecimiento en sí fuese a resolver nuestras dificultades para generar bien-estar social material y ético en un país. La noción de crecimiento es muy poderosa, pero parece que por si sola no basta, apunta a un proceso de cambio lineal que oculta la naturaleza sistémica-sistémica de la existencia humana. ¿Faltará acaso la noción armonía?



Existe otra noción fundamental en el ámbito de la convivencia humana. Esta es la noción de transformación, noción que tiene un carácter muy diferente a la de crecimiento. La noción de crecimiento evoca un proceso intrínsicamente desbordante ya que no muestra desde sí ninguna dinámica relacional que incluya en ella una presencia sistémica que lo detenga. Al revés, la noción de transformación contiene, en la evocación de lo que hace, la atención a la dinámica relacional de su carácter sistémico como un proceso de cambio en torno a algo fundamental que no cambia sino que se conserva a través de los cambios.


La noción de crecimiento oculta como, algo obsceno, a las preguntas, ¿hasta cuando? y ¿qué queremos que crezca, y cuanto? Interrogantes éstas que a su vez evocan en otros las preguntas, ¿cómo, duda Ud. del valor del crecimiento? ¿no quiere Ud. que crezcamos? Dejándonos en la tarea de buscar alguna argumentación racional que explique nuestra duda de manera objetiva.


Lo fundamental en la noción de transformación es lo que se conserva, y lo que se conserva le da sentido a lo que cambia. La noción de transformación, por lo tanto, trae consigo las preguntas ¿qué es lo que se quiere conservar? y sobre todo, ¿qué queremos conservar? Lo que nos deja de inmediato frente a la tarea de declarar nuestros deseos haciéndonos responsables de ellos.


¿Hasta cuanto queremos crecer? ¿Qué queremos conservar? Lo central de cualquier proceso de cambio, sea éste de crecimiento o transformación es lo que se conserva a través de él, pues en cualquier caso lo que se conserva define lo que puede o no puede cambiar sin destruir lo que se quiere conservar.


En general cuando hablamos de los problemas de pobreza, de educación, de salud o de trabajo en nuestro país, o en cualquier país, pensamos que se trata de problemas que se resuelven con crecimiento productivo y económico como si su naturaleza fuese lineal constituidos por situaciones de causa y efecto, aunque sabemos que no es así. El hecho es que rara vez nos detenemos a pensar y actuar responsablemente conscientes de que estos problemas se resolverán sólo si estamos dispuestos a aceptar que su naturaleza sistémica-sistémica nos pide a voces que nos orientemos a generar una transformación coherente de muchas dimensiones operacionales-relacionales de la realización de nuestro convivir social-cultural en torno a la conservación del modo de vivir y convivir ético y democrático que queremos, o decimos que querríamos vivir en nuestro país. El vivir-convivir ético-democrático como un convivir en el que estamos siempre dispuestos a corregir nuestros errores en la realización de ese propósito es una obra de arte que sólo existe en su continua realización si se la vive como una continua realización cotidiana de convivencia social-cultural.



Viviamo un presente culturale nel quale parliamo di crescita come se questa fosse un valore desiderabile in se. Crescere!.... crescere! È questo quello che vogliamo? Vogliamo che i nostri bambini crescano all'infinito? Vogliamo che le nostre città crescano all'infinito? Vogliamo che la popolazione cresca all'infinito? Abbiamo parole come mostro e mostruosità che si riferiscono al fatto che qualcosa ha una forma al di fuori di qualsiasi armonia e questo può accadere con una crescita che va oltre la coerenza con la natura del proprio essere o con una che possa distorcere la sua forma fino a perdere il suo significato operazionale-relazionale. Molti economisti parlano di crescita come essa in sé stessa, possa risolvere le nostre difficoltà di generare un benessere sociale, materiale ed etico in un paese. La nozione di crescita è molto potente, ma sembra che da sola non sia sufficiente, mira ad un processo di cambiamento lineare che nasconde la natura sistemica-sistemica della esistenza umana. Magari manca semplicemente la nozione di armonia?

C'è un'altra nozione fondamentale nell'ambito della convivenza umana, la nozione di trasformazione. E' una nozione che ha un caratttere molto diverso da quella di crescita. La nozione di crescita evoca un processo intrinsecamente debordante, poiché non comporta in sé nessuna dinamica relazionale che includa una presenza sistemica in grado di fermare questa crescita. Al contrario la nozione di trasformazione contiene, nell'evocare quello che fa, l'attenzione ad una dinamica relazionale dal carattere sistemico; in quanto processo di cambiamento che si realizza intorno a qualcosa di fondamentale che non cambia, ma che si conserva attraverso i cambiamenti.

La nozione di cambiamento nasconde, come qualcosa di osceno, le domande “fino a quando?” e “che cosa vogliamo che cresca?” e “quanto deve crescere? Interrogativi questi che a loro volta evocano altre domande “ma come Lei dubita che dobbiamo crescere? Oppure “Lei non desidera crescere? Lasciandoci il compito di spiegare i nostri dubbi in maniera oggettiva.

Ciò che è fondamentale nella nozione di trasformazione è ciò che si conserva e ciò che si conserva dà significato a ciò che cambia. La nozione di trasformazione pertanto porta con sé altre domande: “in che cosa consiste ciò che vogliamo conservare? E soprattutto: Che cosa vogliamo conservare? Questa operazione ci restituisce immediatamente il compito di dichiarare i nostri desideri facendocene immediatamente responsabili.

Fino a quando vogliamo crescere? Cosa vogliamo conservare? La questione centrale, in qualsiasi processo di cambiamento, che sia di crescita o di trasformazione, è ciò che si conserva attraverso il cambiamento stesso poiché in ogni caso ciò che si conserva definisce ciò che può o non può cambiare senza distruggere ciò che si vuole conservare.

Generalmente quando parliamo di problemi di povertà, educazione, salute o lavoro nel nostro paese o in qualsiasi paese, pensiamo che si tratta di problemi che si risolvono con la crescita produttiva ed economica, come se la loro natura fosse lineare e costituita da una dinamica causa-efffetto, anche se sappiamo perfettamente che così non è. Il fatto è che raramente attuiamo responsabilmente e ci fermiamo a riflettere sul fatto che questi problemi si risolvono solo se siamo disposti ad accettare che la loro natura sistemica-sistemica che ci chiede di orientarci a generare una trasformazione coerente con molte dimensioni operazionali-relazionali che sono costitutive della realizzazione del nostro convivere socio-culturale intorno alla conservazione del modo di convivere etico e democratico che vogliamo o che diciamo di voler vivere nel nostro paese. Il vivere e convivere etico-democratico in quanto convivere nel quale siamo disposti a correggere i nostri errori nella realizzazione di questo proposito è un'opera d'arte che esiste solamente nella sua continua realizzazione purché la si viva in quanto continua realizzazione quotidiana di convivenza socio-culturale