martedì 22 dicembre 2009

un regalo a tutti


nessun messaggio, nessuno scopo
solopoesia
poesie, testi e fotografie di Riccardo Pieri


se volete l'originale in alta definizione, scrivetemi a: pieri@arcopolis.it


mercoledì 30 settembre 2009

Una scuola da sogno (un sogno di scuola)

a) la scuola è un meccanismo sociale che deve:
produrre cittadini attivi e autonomi, dotati di saperi minimi, spirito critico. Esseri umani in grado di utilizzare adeguatamente le loro capacità e competenze nella vita e nel lavoro.
Produrre persone a conoscenza delle principali regole del vivere civile, comprese i meccanismi che consentono di cambiare le regole che non si condividono.
Produrre persone capaci di fare i conti con i propri bisogni spirituali senza far riferimento a nessuna specifica religione in particolare.
Produrre persone in grado di apprendere ad apprendere.
Fornire ai giovani un bagaglio minimo di sapere condiviso tale per cui possono continuare ad imparare ed avere voglia di farlo. (Se uno studente al termine del suo percorso scolastico dichiare che è stufo di imparare, la scuola ha fallito in tutti i suoi obiettivi)

b) I valori di riferimento del “fare della scuola” sono quelli sanciti dalla dichiarazione universale dei diritti umani, più il diritto di sbagliare e quello di cambiare idea1, e dalla costituzione italiana. Ogni altro riferimento valoriale, è precisa responsabilità di altri, diversi soggetti.

c) la scuola è basata sulla collaborazione (non sulla competizione) e sulla condivisione creativa del sapere

d) la scuola accompagna, senza sostituirlo, il percorso di crescita e autonomia delle famiglie e dei genitori

e) gli adulti nella scuola hanno la funzione e la finalità di creare un ambiente collaborativo e amorevole, l'unico nel quale si possono dare apprendimenti positivi per la società. Chi opera nella scuola ha precisi doveri etici, maggiori di qualunque altro cittadino. I suoi compensi saranno adeguati a questi valori.

f) A scuola tutto è spazio di apprendimento, compresi i tempi cosiddetti morti, il divertimento, la pausa pranzo, la ricreazione, le pulizie, gli incontri, le chiacchiere.

Ormai infatti sappiamo che:
  • la soglia di attenzione utile nei confronti di una persona che parla è scientificamente molto bassa. Pertanto la lezione frontale è solo uno dei tanti metodi che si possono utilizzare.
  • Le necessarie lezioni frontali sono molto più efficaci se rese utilizzando al meglio tutti i tipi di linguaggio. In tal modo possono essere fornite a numeri di persone molto elevati e con tempi di fruizione flessibili con l'ausilio delle nuove tecnologie.
  • molte materie hanno necessità di momenti di studio intensivi seguiti da sessioni di mantenimento
  • l'apprendimento è un cambiamento e il cambiamento avviene meglio in gruppo che da soli. Il gruppo di apprendimento così inteso, non può superare le 15 persone.
  • Il migliore indicatore di apprendimento è l'essere in grado di insegnare ad altri quello che si è appreso. La scuola deve essere basata su un meccanismo di trapasso delle nozioni a catena dai più grandi ai più piccoli.
  • l'apprendimento è di diversi tipi, cognitivo, emotivo, sociale, corporeo, logico, mnemonico, pratico e manuale (e la lista è ancora aperta). La scuola è impegnata su tutti quanti e sa valutare e offrire dati di valutazione su tutti questi tipi di apprendimento, agli studenti e alla comunità locale
  • Dal punto di vista della società è bene che le persone frequentino la scuola quanto più a lungo possibile anche se questo non è sufficiente a garantire loro che potranno svolgere la professione che desiderano.
  • Il convivere scolastico è paradigma ed esempio del convivere civile. Una scuola che funziona male serve ad una società che non funziona. Solo una società in crisi può mantenere una scuola in condizioni pietose. Però non possiamo aspettare una società migliore per avere la scuola di cui abbiamo bisogno.

Una scuola basata sulle premesse di cui sopra:
  • non ha un orario fisso, ma corsi e percorsi su tutto lo scibile umano e spazi di apprendimento diversificati per metodologia.
  • È una scuola continuativa, dal lunedì al venerdì, dalle 9.00 alle 17.00; funziona tutto l'anno tranne un periodo di chiusura estivo (agosto) anche se le attività sono molto differenziate tra loro
  • In una scuola di questo tipo, terminato il tempo-scuola gli studenti non hanno altri compiti da fare. Dentro la programmazione scolastica sono compresi i recuperi, il tutoring, le consulenze di ogni tipo.
  • Molti spazi di apprendimento sono di tipo manuale e pratico. Molti di questi spazi sono spazi di autonomia per abituare i ragazzi ad autorganizzarsi e a collaborare.
  • Non appena un gruppo di ragazzi ha “appreso” qualcosa viene impegnato nell'insegnamento ai più piccoli
  • Ci sono molti tipi di ruolo, tutti di rilievo educativo. Insegnanti lettori, docenti formatori, animatori, educatori, coordinatori, tutor, personale di sorveglianza, personale addetto alla mensa e alle pulizie e personale amministrativo. Tutte queste attività vedono in qualche misura la partecipazione educativa e attiva dei ragazzi.
  • Una scuola di questo tipo produce, come risultato secondario, progetti, cultura, arte, oggetti, utilizzabili al suo interno e allo stesso tempo impiegabili come autofinanziamento.
  • In una scuola come questa non ci sono materie secondarie, tutti devono sperimentarsi su tutti gli apprendimenti offerti
  • per frequentare questa scuola non servono libri. I libri e tutti i materiali didattici sono di prprietà della scuola dati in usufrutto responsabile ai ragazzi
  • Tutto il sapere prodotto dalla scuola ed utilizzato dentro ad essa, le metodologie utilizzate e la relativa documentazione, così come le attrezzature informatiche e i software utilizzati, sono open source2 e sotto licenza creative commons3.
  • Il progetto educativo consiste in un agile strumento di al massimo 10 pagine e viene utilizzato costantemente da tutti quanti. Ogni anno la scuola presenta il suo bilancio sociale che consente a tutti (fuori e dentro la scuola) di misurare e valutare il raggiungimento di tutti i suoi obiettivi
  • la scuola è una presenza attiva nel territorio e interagisce con tutti gli altri soggetti della comunità locale. La scuola partecipa alla vita della comunità locale, la comunità entra continuamente nella vita della scuola.
  • la comunità scolastica è composta da: personale educativo (tutti coloro che lavorano nella scuola) da studenti, da genitori. Tutti partecipano con ruoli diversi, ma fondamentali alla vita della scuola.
  • Tutta la comunità scolastica è impegnata a definire gli standard di riferimento degli apprendimenti da raggiungere, i modi per valutarli e nomina le persone incaricate di farlo, comprese alcune persone esterne alla stessa comunità scolastica.
  • Una delle materie importanti da introdurre in questa scuola è “arredo scolastico” materia sulla quale tutti sono coinvolti con l'obiettivo di rendere l'ambiente scolastico, piacevole, bello, creativo, ecosostenibile e funzionale all'apprendimento
  • Educazione Fisica in questa scuola diventa una materia molto complessa e importante per l'apprendimento di un corretto rapporto con il fisico (alimentazione, movimento, salute). Si apprendono criticamente tutti gli sport e tutte le discipline corporee (arti marziali, yoga, bionergetica, biodanza, musicoterapia, danza)
  • la biblioteca della scuola è la biblioteca del quartiere e viceversa, ed è gestita dagli studenti
Infine...

Una scuola come quella descritta funzionerebbe egregiamente, costando sostanzialmente lo stesso che quella di oggi. In ogni caso una scuola come questa è in grado anche di autofinanziarsi (azioni di fund raising)

Per affermarlo NON ho prove scientifiche, solo speranza e convinzione

D'altra parte la scuola come la conosciamo oggi, NON funziona. E anche questa NON è una certezza scientifica, solo una triste e sconsolata constatazione che tutti, a cominciare da coloro che la vivono, facciamo tutti i santi giorni.

martedì 18 agosto 2009

Bene, sono tornato...


Ma prima di tornare a scrivere dell'America volevo pubblicare queste cose che ho scritto mentre ero in ospedale .... (le foto però sono degli USA)
***

Guardo una di quelle liste di buone intenzioni che ogni tanto mi scrivo, così, giusto per sapere che ancora ho qualche buona intenzione. Ma oggi guardo questa lista steso su un letto di ospedale, pulsando in maniera falrlocca su una tastiera di pc, dopo che un ictus mi ha tolto per un po' la corrente alla parte sinistra del corpo, fa uno strano effetto. La mano sinistra indugia, cerca i tasti con cura e lentezza, li trova ancora, non sempre quelli giusti, ma li trova. Poi però comincia uno strano gioco tra la mente e la mano. Una interminabile e pacifica conversazione come tra due vecchi amici, la mano e la mente, sembrano trovare piacere nell'indugiare, così le lettere sullo schermo tardano ad arrivare, e a volte vola una a “a” al posto di una “s”.

E' curioso ma basta togliere un poco di energia alla parte sinistra di un corpo per creare un bel po' di casino. Intanto il piede, non centra più la ciabatta e se la centra, ti accorgi con stupore di quanti micromovimenti automatici servono per tenere le ciabatte appresso al piede. Se salta il fusibile di questi micromovimenti la ciabatta vaga senza una meta precisa, il piede comincia a trascinarsela con altri movimenti meno adatti..e finisce che tu ti ritrovi a strascinare il piede come uno zoppo ubriaco.

Poi la mano. All'inizio non ci credi, poi ti versi addosso il primo bicchiere. Che figura. La sensazione è quella di essere scoperti con le dita nella marmellata. In realtà infatti è tutto il giorno che pensavo all'eventualità che potessi fallire qualcosa con la mano sinistra, ne so abbastanza del cervello per sapere i movimenti raffinati come l'equilibrio del bicchiere sono i primi a crollare. Ma la mente è sempre curiosa, e il tuo corpo si fida molto e se una cosa la sapeva fare fino ieri non vede la ragione per cui non si possa fare anche oggi. Così afferri il bicchiere che è di plastica, quindi fragile, va afferrato morbidamente altrimenti si schiaccia. Ma con forza che deve aumentare progressivamente per bilanciare il peso dell'entrata dell'acqua. Poi lo devi anche muovere e portare alla bocca, compiendo un arco preciso nello spazio sempre in equilibrio sempre senza schiacciarlo né farlo cadere, appunto. Generalmente tutto questo succede così senza nessuna coscienza che non sia il piacere dell'acqua fresca alla bocca. Invece provi improvvisamente una sensazione molto umida nelle parti basse e quella vergogna che forse tante volte ai provato da bambino quando te la facevi addosso.

Poi vieni che ti devi togliere le mutande, una maglia, mettere un pigiama. Quanti movimenti occorrono, quanta precisione, poi succede che va in crisi anche la mano destra o il piede destro. E li scopri un'altra verità molto truce. Tutto ciò che per essere fatto ha bisogno del concorso coordinato di due parti, non può funzionare con l'ausilio di una sola. La bocca in questo caso particolare è il terreno di scontro più interessante. Metà della tua bocca sente poco, muove la lingua scoordinata, i muscoli della lingua sono indeboliti. Risultato? Le parole escono stranamente storpie, come inciampando sui denti, da fuori si nota poco (no non è vero! è il primo effetto della pietà degli amici, se n'erano accorti subito ma a te non lo dicono). Da dentro si sente come quando sei troppo ubriaco, vorresti parlare, le parole le vedi, le tocchi, poi quando è giusto il momento che escano all'aria, inciampano, le esse, le erre, si trasformano, in suoni eternamente romagnolizzati. Infatti mi viene voglia di parlare dialetto che mi esce bene e spedito.

In se in un letto di ospedale si può anche star benino. Le paure sono quelle relative alla tua autonomia ed indipendenza. Si perchè dentro ad un ospedale il tuo bene più prezioso è a rischio. Forse per questo, tutto, dentro l'ospedale sembra fatto apposta per dirtelo. A cominciare dalle porte, sempre grandi, minacciose, pesanti che si chiudono sempre rapidamente con un tonfo che sa di lungo (solo quelle del carcere hanno suoni ancora più inquietanti). Poi ci sono gli avvisi. Nonostante gli sforzi di comunicazione restano perlopiù scritti in oscure lingue criptiche. Si capiscono però subito due cose. La prima quasi banale: sono sicuramente di più i divieti che le possibilità. Due, la parola “paziente”, che indica esattamente quello che siete voi, non la trovate quasi mai. Da questo si intuisce che da pazienti effettivamente forse non meritate nemmeno proibizioni, vi è stata tolta persino la dignità di suddito.

Un po' di agnososia non guasta. Quando si è trattato di affrontare di nuovo per la prima volta lo scalino, pensavo di farcela. Pensavo che per quanto indebolito e appesantito lo scalino lo avrei fatto bene. Invece proprio no. In discesa il piede si appoggia ma ha una paura folle, si ritrae da solo, poi il ginocchio comincia a danzare paurosamente. Solo il braccio solido della fisioterapista mi salva. Il fiosterapista è uno che sa far bene due cose: farti muovere tutti i muscoli, ma proprio tutti, soprattutto quelli che non sapevi nemmeno di avere e prevedere sistematicamente da quale parte cederai: lui è li per proteggerti. Però avrei giurato che lo scalino lo avrei fatto da solo. Invece tocca tornare ad imparare tutti i movimenti necessari.

Seconda puntata. Cesenatico. Ospedale riabilitativo. Sono a Cesenatico, in altri tempi si sarebbe detto in villeggiatura, il sole è bello la giornata ventosa. La camera da due molto carina, con le onde sul muro, il bagno personale, un tavolino – che bello, penso, potrò lavorare al computer. Poi però alcuni dettagli mi insospettiscono. L'altro letto ortopedico in posizione molto alta, le foto sulla bacheca insieme a Padre Pio, il bagno senza beauty... quando arriva il mio compagno di stanza, la certezza. È un ragazzo in coma. Incidente in moto. Se non avremo molto di cui parlare, certamente il ricordo vola a mio figlio, a 12 anni fa. Perchè la vita ti riporta innanzi certi ricordi?

Il look da paziente. Oggi non ce l'ho. Oggi mi confondono tutti per una familiare. Interessante. Indosso una maglietta arancione con disegnati due grandi piedi e la scritta “sin dolor no hay gloria”, viene dal cammino di Santiago, pantaloncini neri e sandali da trekking. In effetti è un po' strano come look per un ospedale e, soprattutto per un reparto riabilitativo, mi muovo con i miei piedi. Ma perchè nessuno vede il vistoso attacco per la flebo che ho sul braccio destro? Forse in un luogo così pieno di sofferenza sto portando via tempo e risorse preziose a chi ne ha più bisogno, io che ho solo qualche lieve difficoltà a far ripartire meglio la mia parte sinistra?

domenica 2 agosto 2009

ho fame, quindi e' ora di pranzo!

Eh si una delle gaffe piu' frequenti che vi possono capitare da queste parti e' quella di aspettare l'ora di pranzo. In casa ci si alza, si giornzola per la casa (siamo in vacanza), chi legge la mail, chi il giornale, chi fa yoga, nessuno sembra avere particolare fretta. Poi qualcuno, preso probabilmente dai morsi della fame, mette in forno una confezione formato famiglia di bacon. Ora non so se avete presente che razza di profumo puo' fare una spadellata di pancetta affumicata. DEve essere equivalente alla produzione di ferormoni per certi insetti. A quel punto tutto l'alveare pare animarsi: e' il segnale convenuto: il rito della colazione anglosassone ha inizio.
Chi le uova fritte, chi meglio quelle liquide gia' pronte in brick, solo bianco oppure decolesterolizzate a dovere; incredibili mix di cereali di tutte le forme i colori, vitaminizzati ovviamente, succulenti mix di frutta fresca o congelata, latte o svariati suoi derivati tutti de-qualcosa e rigorosamente iper-vitaminizzati e gli immancabili panqueque, ma siccome siamo in democrazia a chi piace il pane tostato con zucchero e burro, oppure il tost fritto alla francese. Sopra tutti questi succulenti piatti miele d'acero e salsa chili a go-go.

E siamo solo alla colazione che i piu' piccoli inondano con bei barattoloni di roo-bier cioe' una orripilante bibita gassata scura che ha il sapore dei piu' cattivi sciroppi per la tosse degli anni '70.

Ricordate qui si mangia quando si ha fame. [il seguito proissimamente]

venerdì 31 luglio 2009

The battle of the Bat

La battaglia e' cominciata l'altra sera quando un povero BAT, ovvero un pipistrello che svolazzava allegramente in casa e' stato abbattuto da Jim con un robusto colpo di scopa. Io ci sono rimasto male. L'avrei semplicemente fatto uscire di casa. Ma qui siamo in America. La televisione ha detto che statisticamente i casi di rabbia esistenti negli USA sono trasmessi da BAT. Qui quando la televiosione dice una cosa, e' quella. QUindi il primo effetto alla vista del BAT e' stato il panico generalizzato da parte dei 25 abitanti della casa, pardon 24, io no. Dopo la fase del Panico, arriva il pragmatismo anglosassone di Jim che rudemente e con ramazza colpisce senza pieta'... mica per niente dirige un supermercato. Fin li' sembrava tutto quasi a posto. Ma no, il giorno dopo l'internazionale del BAT compiva un ulteriore attentato alla serana vacanza eggs&bacon di tutta la famiglia. Questa volta due BAT, svolazzano allegramente nella veranda vetrata. A questo punto la nazione piu' potente del mondo non puo' NON agire. Da un lato si armano le truppe, i giovani e le giovani vengono arruolate chi con una racchetta da tennis, chi con la scopa, e appostate scientificamente fuori dalle finestre aperte (il BAT e' cattivo se lo lasci uscire, lui ritorna). I piccoli a bada delle porte rigorosamente chiuse. Intanto il JAG cioe' il servizio legale della marina, quello dei telefilm, appronta una lunga lettera di protesta al padrone di casa con richiesta di riduzione corposa del canone di affitto. Gia' che ci sono, aggiungono anche altre manchevolezze, la sporcizia, i bagni, internet, ecc. ecc. Mentre la lunga lettera viene completata il servizio informativo intanto (grazie a Wikipedia) ha assunto tutte le informazioni sui BAT di cui ormai sappiamo anche quando caganio e telefona al servizio di salute pubblica per sapere le ultime novita' sulle mutazioni genetiche dei BAT. Alla terza sera i BAT fatti fuori in combattimento sono 3 ma ne continuano a sbucare fuori da non si sa dove. Intanto tra la truppa si diffonde un po' di allegro cameratismo per smorzare la tensione.... \ mentre nonna Charline riporta tutti ad una sana preoccupazione: il BAT e' sempre in agguato

Presto altre notizie sulla Battle of the bat... direttamente dal fronte

Deep 25 feet

Tra le curiosity di questo viaggio metterei sicuramente il diverso approccio alle regole degli americani. Normalmente i divieti nelle aree pubbliche sono ridotti al minimo indispensabile. Sono invece molti i cartelli informativi. Per esempio nei molti laghi dell'Addirondack Park. Su tutte le banchine, i moli, gli attracchi non trovate mai il divieto di balneazione. Solo le indicazioni della profondita' delle acque. Per la serie: io ti dico quanta acqua c'e', poi sei te che decidi se buttarti o no. Se non sai nuotare e ti butti lo stesso... sono fatti tuoi. E questo vale soprattutto per i ragazzi le cui mamme non si sognano minimamente di intervenire.

public library

Dunque, siamo a Glen Falls, NY. USA. SOno appena stato in un barber shop, mentre adesso scrvio da una meravigliosa sala PC della Public Library della citta'... gratis solo presentando un documento.

Scrivo dalla terra dei Mohicani, dei Mowhak e degli Irochesi. Ieri abbiamo fatto un giro lunghissimo per tutto l'Addirondack Park (lake placid). Foreste enormi, laghi bellissimi, panorami di una vastita' esagerata.