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mercoledì 15 settembre 2010

il bicchiere rotto

Curiose le lingue.

Nella lingua inglese, non dico niente di nuovo, è noto che ci sono 3 pronomi della terza persona singolare, he, she, it; equivalgono ai nostri egli (lui), ella (lei), il terzo pronome ricopre le funzioni di Esso/essa cioè di pronome per gli oggetti, le cose, gli animali.

Fin qui ci siamo.

Altre regola della lingua inglese: occorre sempre mettere un soggetto in qualsiasi frase. Sono pochissimi i casi in cui il soggetto si può omettere.

Ma attenzione, perchè qui viene il bello! In inglese non è possibile dire: “il bicchiere è caduto”, la spiegazione della mia brava “teacher” è molto semplice: “O lo hai rotto tu, o l'ho rotto io o lo ha rotto qualcun altro: in ogni caso NON si può dire che si è rotto da solo”. Oggetti ed animali in inglese non “fanno”, “non cadono”, non si rompono”

Quando l'insegnante mi ha spiegato questa differenza la mia mente è subito andata indietro nel tempo, a quando ero piccolo, mi sono rivisto (e quante volte!) col faccino finto-costernato, la mani aperte palme in avanti all'altezza del petto che dico: “chi io?, nooooo, si è rotto da solo! Io non c'entro!”

Interessante: come si cresce senza questa possibilità? Come si risolvono qui piccoli drammi legati alle nostre responsabilità sulle cose? Quali altri stratagemmi si devono inventare?

Dopo queste rivisitazioni non ho potuto fare a meno di ricordare anche le interviste ai nostri politici, locali e nazionali. “Chi? Noi? Nooooooooooo, è la crisi!, è il mercato! Sono quelli di prima!

Effettivamente crescere in un paese e una cultura dove le cose non si rompono da sole può essere diverso da un altro dove gli oggetti sono animati (ovviamente da pessime intenzioni).

giovedì 9 settembre 2010

Seattle

Sono stato due mesi a Seattle, letteralmente dall'altra parte del mondo rispetto all'Italia.

Lo stato di Washington (non la capitale degli USA) è il Far-West, il lontano West. Una porta verso oriente (Russia, Corea, Giappone, Cina) e una verso l'Alaska passando attraverso la Columbia Britannica Canadese e Vancouver.

Camminando per Seattle hai sempre sulla testa un aereo che parte o arriva dal trafficatissimo aeroporto. Se guardi il mare, c'è sempre qualche enorme porta-container in arrivo dall'oriente, un paio grandi navi europee che fanno il “pieno di grano” nella pipeline - dove arrivano treni lunghi “venti minuti”, dai granai più grandi del mondo - e più in là, ma sempre in vista, enormi e lussuosissime navi da crociera fanno sosta prima di partire per l'Alaska con il loro carico di ricchi di tutto il mondo. Insomma camminando nella calma dei bellissimi parchi, hai sempre l'impressione che qualcuno dietro di te schiocchi continuamente le dita dicendo “Dai, forza, avanti! Veloce!”

Per due mesi ho studiato quella lingua per noi latini ruvida come un puzzle all'incontrario, che è l'inglese. Ho osservato, visto, ascoltato quasi senza mai parlare. In questi tempi di voci sempre sopra le righe, fa quasi strano pensare di ascoltare, guardare e basta.

Ho molte cose di cui raccontare “per chi vuol ascoltare”. In parallelo su facebook ci saranno le foto a commento di ogni post.

Buona lettura