martedì 18 agosto 2009

Bene, sono tornato...


Ma prima di tornare a scrivere dell'America volevo pubblicare queste cose che ho scritto mentre ero in ospedale .... (le foto però sono degli USA)
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Guardo una di quelle liste di buone intenzioni che ogni tanto mi scrivo, così, giusto per sapere che ancora ho qualche buona intenzione. Ma oggi guardo questa lista steso su un letto di ospedale, pulsando in maniera falrlocca su una tastiera di pc, dopo che un ictus mi ha tolto per un po' la corrente alla parte sinistra del corpo, fa uno strano effetto. La mano sinistra indugia, cerca i tasti con cura e lentezza, li trova ancora, non sempre quelli giusti, ma li trova. Poi però comincia uno strano gioco tra la mente e la mano. Una interminabile e pacifica conversazione come tra due vecchi amici, la mano e la mente, sembrano trovare piacere nell'indugiare, così le lettere sullo schermo tardano ad arrivare, e a volte vola una a “a” al posto di una “s”.

E' curioso ma basta togliere un poco di energia alla parte sinistra di un corpo per creare un bel po' di casino. Intanto il piede, non centra più la ciabatta e se la centra, ti accorgi con stupore di quanti micromovimenti automatici servono per tenere le ciabatte appresso al piede. Se salta il fusibile di questi micromovimenti la ciabatta vaga senza una meta precisa, il piede comincia a trascinarsela con altri movimenti meno adatti..e finisce che tu ti ritrovi a strascinare il piede come uno zoppo ubriaco.

Poi la mano. All'inizio non ci credi, poi ti versi addosso il primo bicchiere. Che figura. La sensazione è quella di essere scoperti con le dita nella marmellata. In realtà infatti è tutto il giorno che pensavo all'eventualità che potessi fallire qualcosa con la mano sinistra, ne so abbastanza del cervello per sapere i movimenti raffinati come l'equilibrio del bicchiere sono i primi a crollare. Ma la mente è sempre curiosa, e il tuo corpo si fida molto e se una cosa la sapeva fare fino ieri non vede la ragione per cui non si possa fare anche oggi. Così afferri il bicchiere che è di plastica, quindi fragile, va afferrato morbidamente altrimenti si schiaccia. Ma con forza che deve aumentare progressivamente per bilanciare il peso dell'entrata dell'acqua. Poi lo devi anche muovere e portare alla bocca, compiendo un arco preciso nello spazio sempre in equilibrio sempre senza schiacciarlo né farlo cadere, appunto. Generalmente tutto questo succede così senza nessuna coscienza che non sia il piacere dell'acqua fresca alla bocca. Invece provi improvvisamente una sensazione molto umida nelle parti basse e quella vergogna che forse tante volte ai provato da bambino quando te la facevi addosso.

Poi vieni che ti devi togliere le mutande, una maglia, mettere un pigiama. Quanti movimenti occorrono, quanta precisione, poi succede che va in crisi anche la mano destra o il piede destro. E li scopri un'altra verità molto truce. Tutto ciò che per essere fatto ha bisogno del concorso coordinato di due parti, non può funzionare con l'ausilio di una sola. La bocca in questo caso particolare è il terreno di scontro più interessante. Metà della tua bocca sente poco, muove la lingua scoordinata, i muscoli della lingua sono indeboliti. Risultato? Le parole escono stranamente storpie, come inciampando sui denti, da fuori si nota poco (no non è vero! è il primo effetto della pietà degli amici, se n'erano accorti subito ma a te non lo dicono). Da dentro si sente come quando sei troppo ubriaco, vorresti parlare, le parole le vedi, le tocchi, poi quando è giusto il momento che escano all'aria, inciampano, le esse, le erre, si trasformano, in suoni eternamente romagnolizzati. Infatti mi viene voglia di parlare dialetto che mi esce bene e spedito.

In se in un letto di ospedale si può anche star benino. Le paure sono quelle relative alla tua autonomia ed indipendenza. Si perchè dentro ad un ospedale il tuo bene più prezioso è a rischio. Forse per questo, tutto, dentro l'ospedale sembra fatto apposta per dirtelo. A cominciare dalle porte, sempre grandi, minacciose, pesanti che si chiudono sempre rapidamente con un tonfo che sa di lungo (solo quelle del carcere hanno suoni ancora più inquietanti). Poi ci sono gli avvisi. Nonostante gli sforzi di comunicazione restano perlopiù scritti in oscure lingue criptiche. Si capiscono però subito due cose. La prima quasi banale: sono sicuramente di più i divieti che le possibilità. Due, la parola “paziente”, che indica esattamente quello che siete voi, non la trovate quasi mai. Da questo si intuisce che da pazienti effettivamente forse non meritate nemmeno proibizioni, vi è stata tolta persino la dignità di suddito.

Un po' di agnososia non guasta. Quando si è trattato di affrontare di nuovo per la prima volta lo scalino, pensavo di farcela. Pensavo che per quanto indebolito e appesantito lo scalino lo avrei fatto bene. Invece proprio no. In discesa il piede si appoggia ma ha una paura folle, si ritrae da solo, poi il ginocchio comincia a danzare paurosamente. Solo il braccio solido della fisioterapista mi salva. Il fiosterapista è uno che sa far bene due cose: farti muovere tutti i muscoli, ma proprio tutti, soprattutto quelli che non sapevi nemmeno di avere e prevedere sistematicamente da quale parte cederai: lui è li per proteggerti. Però avrei giurato che lo scalino lo avrei fatto da solo. Invece tocca tornare ad imparare tutti i movimenti necessari.

Seconda puntata. Cesenatico. Ospedale riabilitativo. Sono a Cesenatico, in altri tempi si sarebbe detto in villeggiatura, il sole è bello la giornata ventosa. La camera da due molto carina, con le onde sul muro, il bagno personale, un tavolino – che bello, penso, potrò lavorare al computer. Poi però alcuni dettagli mi insospettiscono. L'altro letto ortopedico in posizione molto alta, le foto sulla bacheca insieme a Padre Pio, il bagno senza beauty... quando arriva il mio compagno di stanza, la certezza. È un ragazzo in coma. Incidente in moto. Se non avremo molto di cui parlare, certamente il ricordo vola a mio figlio, a 12 anni fa. Perchè la vita ti riporta innanzi certi ricordi?

Il look da paziente. Oggi non ce l'ho. Oggi mi confondono tutti per una familiare. Interessante. Indosso una maglietta arancione con disegnati due grandi piedi e la scritta “sin dolor no hay gloria”, viene dal cammino di Santiago, pantaloncini neri e sandali da trekking. In effetti è un po' strano come look per un ospedale e, soprattutto per un reparto riabilitativo, mi muovo con i miei piedi. Ma perchè nessuno vede il vistoso attacco per la flebo che ho sul braccio destro? Forse in un luogo così pieno di sofferenza sto portando via tempo e risorse preziose a chi ne ha più bisogno, io che ho solo qualche lieve difficoltà a far ripartire meglio la mia parte sinistra?

domenica 2 agosto 2009

ho fame, quindi e' ora di pranzo!

Eh si una delle gaffe piu' frequenti che vi possono capitare da queste parti e' quella di aspettare l'ora di pranzo. In casa ci si alza, si giornzola per la casa (siamo in vacanza), chi legge la mail, chi il giornale, chi fa yoga, nessuno sembra avere particolare fretta. Poi qualcuno, preso probabilmente dai morsi della fame, mette in forno una confezione formato famiglia di bacon. Ora non so se avete presente che razza di profumo puo' fare una spadellata di pancetta affumicata. DEve essere equivalente alla produzione di ferormoni per certi insetti. A quel punto tutto l'alveare pare animarsi: e' il segnale convenuto: il rito della colazione anglosassone ha inizio.
Chi le uova fritte, chi meglio quelle liquide gia' pronte in brick, solo bianco oppure decolesterolizzate a dovere; incredibili mix di cereali di tutte le forme i colori, vitaminizzati ovviamente, succulenti mix di frutta fresca o congelata, latte o svariati suoi derivati tutti de-qualcosa e rigorosamente iper-vitaminizzati e gli immancabili panqueque, ma siccome siamo in democrazia a chi piace il pane tostato con zucchero e burro, oppure il tost fritto alla francese. Sopra tutti questi succulenti piatti miele d'acero e salsa chili a go-go.

E siamo solo alla colazione che i piu' piccoli inondano con bei barattoloni di roo-bier cioe' una orripilante bibita gassata scura che ha il sapore dei piu' cattivi sciroppi per la tosse degli anni '70.

Ricordate qui si mangia quando si ha fame. [il seguito proissimamente]

venerdì 31 luglio 2009

The battle of the Bat

La battaglia e' cominciata l'altra sera quando un povero BAT, ovvero un pipistrello che svolazzava allegramente in casa e' stato abbattuto da Jim con un robusto colpo di scopa. Io ci sono rimasto male. L'avrei semplicemente fatto uscire di casa. Ma qui siamo in America. La televisione ha detto che statisticamente i casi di rabbia esistenti negli USA sono trasmessi da BAT. Qui quando la televiosione dice una cosa, e' quella. QUindi il primo effetto alla vista del BAT e' stato il panico generalizzato da parte dei 25 abitanti della casa, pardon 24, io no. Dopo la fase del Panico, arriva il pragmatismo anglosassone di Jim che rudemente e con ramazza colpisce senza pieta'... mica per niente dirige un supermercato. Fin li' sembrava tutto quasi a posto. Ma no, il giorno dopo l'internazionale del BAT compiva un ulteriore attentato alla serana vacanza eggs&bacon di tutta la famiglia. Questa volta due BAT, svolazzano allegramente nella veranda vetrata. A questo punto la nazione piu' potente del mondo non puo' NON agire. Da un lato si armano le truppe, i giovani e le giovani vengono arruolate chi con una racchetta da tennis, chi con la scopa, e appostate scientificamente fuori dalle finestre aperte (il BAT e' cattivo se lo lasci uscire, lui ritorna). I piccoli a bada delle porte rigorosamente chiuse. Intanto il JAG cioe' il servizio legale della marina, quello dei telefilm, appronta una lunga lettera di protesta al padrone di casa con richiesta di riduzione corposa del canone di affitto. Gia' che ci sono, aggiungono anche altre manchevolezze, la sporcizia, i bagni, internet, ecc. ecc. Mentre la lunga lettera viene completata il servizio informativo intanto (grazie a Wikipedia) ha assunto tutte le informazioni sui BAT di cui ormai sappiamo anche quando caganio e telefona al servizio di salute pubblica per sapere le ultime novita' sulle mutazioni genetiche dei BAT. Alla terza sera i BAT fatti fuori in combattimento sono 3 ma ne continuano a sbucare fuori da non si sa dove. Intanto tra la truppa si diffonde un po' di allegro cameratismo per smorzare la tensione.... \ mentre nonna Charline riporta tutti ad una sana preoccupazione: il BAT e' sempre in agguato

Presto altre notizie sulla Battle of the bat... direttamente dal fronte

Deep 25 feet

Tra le curiosity di questo viaggio metterei sicuramente il diverso approccio alle regole degli americani. Normalmente i divieti nelle aree pubbliche sono ridotti al minimo indispensabile. Sono invece molti i cartelli informativi. Per esempio nei molti laghi dell'Addirondack Park. Su tutte le banchine, i moli, gli attracchi non trovate mai il divieto di balneazione. Solo le indicazioni della profondita' delle acque. Per la serie: io ti dico quanta acqua c'e', poi sei te che decidi se buttarti o no. Se non sai nuotare e ti butti lo stesso... sono fatti tuoi. E questo vale soprattutto per i ragazzi le cui mamme non si sognano minimamente di intervenire.

public library

Dunque, siamo a Glen Falls, NY. USA. SOno appena stato in un barber shop, mentre adesso scrvio da una meravigliosa sala PC della Public Library della citta'... gratis solo presentando un documento.

Scrivo dalla terra dei Mohicani, dei Mowhak e degli Irochesi. Ieri abbiamo fatto un giro lunghissimo per tutto l'Addirondack Park (lake placid). Foreste enormi, laghi bellissimi, panorami di una vastita' esagerata.

giovedì 23 luglio 2009

giochi di parole

CI sono parole inglesi che utilizziamo ormai nel nostro lessico quotiano. Prendete la parola "trash". Per noi italiani indica una moda, un trend nel cinema, nel vestire, oppure si dice di un comportamento. Abbiamo importato tutte le metafore del termine che, per noi, e' anche un po' onomatopeico. Quando arrivi in america e lo vedi scritto sulla scatola dei sacchetti dell'immondizia, praticamente ad indicare finalmente quello che significa... be' fa uno strano effetto. Perde un po' del potere magico che aveva. Non potro' piu utilizzare quella parola allo stesso modo. Aspetto rivelazioni anche per la altre parole di questa lingua che mi accingo a imparare.

risveglio

Non dormivo cosi' forte da molti anni. Questa mattino mi sono svegliato piccolo piccolo. Sono andato in bagno, il tubetto del dentifricio e' enorme! formato famiglia. Mai visto uno cosi' grande. Certo il risparmio anche ecologico e' evidente. Ma quanto e' grande. Come le strade: qui sono grandi, larghe, spaziose. Poi vado in cucina, apro il frigo. E' enorme, largo come due di quelli italiani appaiati. Ci si potrebbe dormire dentro.... e in cantina c'e' anche il freezer... si affrettano ad assicurarmi...(immaginate le misure). Mi servo i cereali da una scatola formato famiglia, anche quella). Charline, la madre di Sara prepara le sue vitamine, mai viste tante pillole insieme, ma soprattutto ... cazzo ma quanto sono grandi le pillole! Tutto qui per il momento mi sembra veramente grande! Fuori dalla finestra panoramica sventola allegra una bamdiera americana. No, non e' particolarmente grande. MA qui ce l'hanno proprio tutti davanti casa!