lunedì 20 settembre 2010

I like to walk

Un post in inglese, un compito di scuola, inglese semplice (forse con qualche errore, anche se mi sembra la versione corretta dalle mie Teacher -che saluto! Ciao Ann, Ciao Jenny) su facebook potete anche vedere le foto corrispondenti all'intera camminata.


I like to walk. Now, also, I should walk, because last year I had a stroke. But I love walking.

From my home to my English school it takes just one hour to walk. It is really a day to day discovered of Queen Anne and Fremont neighborhoods, of the curious idiosyncrasies of Seattle people.

I start in the early morning, generally at ten of seven. At this moment the city is still sleeping, except some workers and some people who are walking the dog. The sky usually is gray, maybe a little depressing form me (of course, I live in Italy). Everything is quiet in this moment, but of this quiet “before one an extraordinary chaotic event” as people say in my town (“the calm before the storm”). Something is quiet but, in just a moment,... everything will be moving.

Every day I walk up the hill of Queen Anne (of course, in Seattle I living in lower Queen Anne, in my girlfriend's studio apartment) and I cross the whole neighborhood walking on the Queen Anne Ave.

Every day I discover new idiosyncrasies of the people who live there. I met every day a lot of people who talk with themselves! Really! I don't know, maybe in Seattle there isn't a good mental health services or, maybe, the life in this city is very stressful!

Other interesting discoveries are the particular “electric” landscapes. In particular, because they are very different from my country. In the US they have a lot of electric cables, a lot of kind of electric cables and they cross the sky in many directions: it is a kind of chaotic. This combination of the wooden utility pole and chaotic cables, build in the summer sky a particular and amazing “electro-scapes” with the nice houses of Queen Anne in the back.

After going down the hill and the nice view you can see, I take my entrance in Fremont to cross that old bascule-bridge. Some time the bridge is open. In this case the traffic and the people stops and you can hear the singing ride-the-ducks that bringing a tourist to know the city. Every day, the same song (YMCA), in the same place: I think what is a perfect American organization!

It is very good entrance in Fremont, a land of artist and strange people where you can meet Trolls, Rockets, Dinosaurs, and other curiosity, together headquarter of most important software company in the world (Adobe, Google), movies studios and brewery.

Really curious is the statue of Lenin (gift of Slovakia), but more unbelievable is the “gelateria italiana (the ice cream store) in the back of the statue, that build a contradictory nice photo: the serious and politically strong look of Lenin & a tasty, delicious, Italian ice cream. Maybe this is a new way to improve the world: the sweet revolution by Fremont!

mercoledì 15 settembre 2010

il bicchiere rotto

Curiose le lingue.

Nella lingua inglese, non dico niente di nuovo, è noto che ci sono 3 pronomi della terza persona singolare, he, she, it; equivalgono ai nostri egli (lui), ella (lei), il terzo pronome ricopre le funzioni di Esso/essa cioè di pronome per gli oggetti, le cose, gli animali.

Fin qui ci siamo.

Altre regola della lingua inglese: occorre sempre mettere un soggetto in qualsiasi frase. Sono pochissimi i casi in cui il soggetto si può omettere.

Ma attenzione, perchè qui viene il bello! In inglese non è possibile dire: “il bicchiere è caduto”, la spiegazione della mia brava “teacher” è molto semplice: “O lo hai rotto tu, o l'ho rotto io o lo ha rotto qualcun altro: in ogni caso NON si può dire che si è rotto da solo”. Oggetti ed animali in inglese non “fanno”, “non cadono”, non si rompono”

Quando l'insegnante mi ha spiegato questa differenza la mia mente è subito andata indietro nel tempo, a quando ero piccolo, mi sono rivisto (e quante volte!) col faccino finto-costernato, la mani aperte palme in avanti all'altezza del petto che dico: “chi io?, nooooo, si è rotto da solo! Io non c'entro!”

Interessante: come si cresce senza questa possibilità? Come si risolvono qui piccoli drammi legati alle nostre responsabilità sulle cose? Quali altri stratagemmi si devono inventare?

Dopo queste rivisitazioni non ho potuto fare a meno di ricordare anche le interviste ai nostri politici, locali e nazionali. “Chi? Noi? Nooooooooooo, è la crisi!, è il mercato! Sono quelli di prima!

Effettivamente crescere in un paese e una cultura dove le cose non si rompono da sole può essere diverso da un altro dove gli oggetti sono animati (ovviamente da pessime intenzioni).

giovedì 9 settembre 2010

Seattle

Sono stato due mesi a Seattle, letteralmente dall'altra parte del mondo rispetto all'Italia.

Lo stato di Washington (non la capitale degli USA) è il Far-West, il lontano West. Una porta verso oriente (Russia, Corea, Giappone, Cina) e una verso l'Alaska passando attraverso la Columbia Britannica Canadese e Vancouver.

Camminando per Seattle hai sempre sulla testa un aereo che parte o arriva dal trafficatissimo aeroporto. Se guardi il mare, c'è sempre qualche enorme porta-container in arrivo dall'oriente, un paio grandi navi europee che fanno il “pieno di grano” nella pipeline - dove arrivano treni lunghi “venti minuti”, dai granai più grandi del mondo - e più in là, ma sempre in vista, enormi e lussuosissime navi da crociera fanno sosta prima di partire per l'Alaska con il loro carico di ricchi di tutto il mondo. Insomma camminando nella calma dei bellissimi parchi, hai sempre l'impressione che qualcuno dietro di te schiocchi continuamente le dita dicendo “Dai, forza, avanti! Veloce!”

Per due mesi ho studiato quella lingua per noi latini ruvida come un puzzle all'incontrario, che è l'inglese. Ho osservato, visto, ascoltato quasi senza mai parlare. In questi tempi di voci sempre sopra le righe, fa quasi strano pensare di ascoltare, guardare e basta.

Ho molte cose di cui raccontare “per chi vuol ascoltare”. In parallelo su facebook ci saranno le foto a commento di ogni post.

Buona lettura

mercoledì 12 maggio 2010

Maschere

parlare, ascoltare, toccare...
voce del verbo comunicare
le maschere per ri/nascere,
il corpo per andare oltre, la musica per sintonizzarsi
Laboratorio di crescita personale con l'uso di maschere e metodi di azione,
musica e tecniche corporee e teatrali

Comunicare è la competenza fondamentale per incontrare gli altri. Che sia per lavoro, per affetti o per passione, gli altri sono parte della nostra vita ma, stranamente, si da per scontato che sappiamo comunicare, salvo poi scoprire che non sempre tutto funziona come vorremmo. Allora si pensa di poter cambiare... ma è difficile. Le Maschere, vero e proprio “acceleratore psichico”, in un clima divertente e piacevole, svelano, mostrano e rispecchiano, a noi stessi e agli altri, tutte le potenzialità, mettendo in moto il cambiamento che desideriamo.
Il laboratorio si svolge attraverso l'uso di maschere etniche, teatrali, di vari materiali e fattura, una scelta di musiche ed esercizi corporei specifici e l'incontro con sé stessi e con gli altri.

QUANDO:
venerdì 11 giugno, ore 20.30-23.00
sabato 12 giugno, ore 15.00-19.00
domenica 13 giugno, ore 9.30-13.30

DOVE: Centro Teatrale FuoriScena, Via Fusconi Venanzio 59, San Martino in Fiume, Cesena (FC)
Investimento: 70 euro (compresa tessera della Associazione)
studenti Universitari 50 euro (sempre compresa tessera)
l'iscrizione comprende anche i materiali didattici
COSA SERVE: un abbigliamento comodo, uno stuoino personale,
un piccolo specchio portatile (circa 9x12) e voglia di mettersi in gioco.

"Mascarero": Riccardo Pieri, formatore e animatore di comunità, lavora da anni con i gruppi e la comunità locale. Ha una grande passione per i temi della comunicazione. Ha appreso l'uso delle maschere da Mario Buchbinder (http://www.mascarainstituto.com.ar) di cui è stato spesso anche il traduttore ufficiale.
Iscrizioni: pieri@arcopolis.it ; cell. 347.4527854,
oppure arco 0547.22887 , mar-merc-gio 8.30-12.30

giovedì 29 aprile 2010


Aria (29 aprile 2010)

Lo stato della tua anima
mi arriva
sulle onde del futuro

le indecisioni che ti rattristano
per quanto attenuate dalla lontananza
giungono a me, solleticando azioni,
costruendo inutili pensieri

mordo il freno,
stringo i denti, serro i pugni
aria di primavera, vorrei essere
sì' da esser presente
qui come là, qui e là
a ribollire

Aria in/consistente
a volte impalpabile
sempre così vitalmente, necessaria
per quanto ora triste, ora di futuro felice
speranzosa
Aria, impotente nutrimento
solo posso respirarti
in trepida, estenuante attesa